DARKTHRONE - Plague Wielder
Dopo due grandi capolavori come "Total death" e "Ravishing grimness", i Dark Throne ci danno una nuova e durissima lezione. Il loro black metal è di qualità superiore, freddo, primitivo e crudele, perché è così che dovrebbe essere... La loro tecnica è ancora più affinata e le vocals sono ancora più tetre e sofferenti di quanto non siano state in passato. La miglior band di black metal al mondo ancora in attività, dunque. Oggi come oggi solo i superbi Carpathian Forest possono tener loro testa. Dimostrano di potersi esprimere liberamente solo quando ne sentono il bisogno perchè sanno riconoscere qual è il momento giusto per entrare in scena. Dopo "Total Death", girava voce che il gruppo si era sciolto, ma erano solo dicerie, e così i Dark Throne sono tornati per dimostrare a tutti che il black non è morto e non è così banale come lo intendono oggi le persone normali. Il loro genere non è destinato alle masse poiché le persone sono troppo stupide e mediocri per capire un discorso musicale e di vita quotidiana che esiste da circa 20 anni. Il disco contiene 6 canzoni, tutte lunghe e ben strutturate. Grandiosi i riffs e le parti di batteria: i due si superano continuamente l' un l' altro in fatto di tecnica e fantasia compositiva. Micidiali i cambi di tempo in cui è sempre presente l' influenza anni '80 di Bathory, Celtic Frost o Hellhammer. Un alone putrido e tremendamente oscuro pervade l' atmosfera delle loro kill-songs che a tratti mi ricordano i magnifici Dodheimsgard dei primi due album. Un disco che dovete comprare subito, poichè da "Weakling avenger" fino a "Wreak", il discorso è sempre lo stesso: true norwegian black metal! (B.E.).
Anno: 2000
DARKTHRONE - Sardonic wrath
Un nuovo ed improvviso ritorno, quello dei Dark Throne. Un disco che riprende da dove "Hate them" ci aveva lasciati. Le cose non sono cambiate quasi per niente. Il sound darkthroniano è sempre più primitivo e senza compromessi. Ed è per proprio questo che mi lascia deluso. Mentre tra "Plague Wielder" ed "Hate them", le differenze erano ben definite, fra lo stesso "Hate them" e quest'ultimo capitolo c'è ben poco da aggiungere. Si tratta comunque di un ottimo disco che non delude le attese, ma da una band come i Dark Throne, sinceramente, mi aspettavo di più. Poiché questa non è la miglior risposta ad altrettanti capolavori come "Terror propaganda", "Total soul rape" o "Defending the throne of evil". Non sapete con quale difficoltà mi ritrovo a scrivere queste parole, ma più ci penso e più sono convinto che per una volta i Dark Throne abbiano sbagliato. Avrebbero dovuto attendere ancora per qualche tempo e aspettare di proporre delle nuove soluzioni che avrebbero portato avanti il genere o almeno avrebbero differenziato quest'album dal precedente. Questa è l'unica critica che rivolgo alla più grande band di blackdeath metal al mondo. Sufficiente a farmi considerare "Sardonic Wrath" un album non indispensabile per la mia collezione. Mi dispiace. (B.E.)
DARKTHRONE - The cult is alive
Il titolo prometteva bene. Ma purtroppo si tratta di un flop preannunciato. Dopo lo sterile quanto incolore "Sardonic Wrath", i Dark Throne ci riprovano proponendo una miscela punk hardcore black metal che ha davvero del ridicolo. I pezzi sono tutti omogenei, a volte perfino banali. Va bene sperimentare nuove soluzioni, ma qui stiamo veramente toccando il fondo! Sono sempre stato ottimista ner confronti di Fenirz e Nocturn Cult ma ragazzi qui non ci siamo proprio. Di fronte ad una marea di gruppi pronti a sbaragliare la concorrenza, i Dark Throne sembrano tornare sempre più indietro nel tempo. Il concetto di primitività espresso da Fenriz non regge più poichè non sussiste più alcun concept all'interno del progetto. Che altro aggiungere? Se non sono pronti per proporre un disco all'altezza del nome che la band porta, allora mi farebbe tanto piacere se la band stessa si sciogliesse. Senza rancore. (B.E.)
DODHEIMSGARD - 666 INTERNATIONAL
Il mini-CD "Satanic Art", aveva già fatto presagire che il micidiale combo norvegese, non avrebbe più suonato black metal. In compenso, però, si può tranquillamente affermare che Aldrahn e soci abbiano tentato di evolversi sperimentando nuovi suoni e nuovi strumenti per ottenere la stessa miscela atmosferica e di estremismo sonoro che avevano espresso in passato con i precedenti capolavori. 66 tracce per una durata totale di 66:06 primi. Dal primo all' ultimo secondo, la mente dell' ignaro ascoltatore viene presa d' assalto e martoriata dalle note di questi personaggi che ormai sono entrati nella leggenda, risultando totalmente pazzi, imprevedibili e sempre e comunque estremi tanto da arrivare ad un punto in cui la mente di una persona normale non sarebbe mai arrivata. Grandiose le liriche, a metà fra il fantascientifico e il paranormale, un concept che solo in pochi sono stati in grado di avanzare. Ma le novità e il genio di Aldrahn e soci non si ferma di certo qui e prosegue a ritmo forsennato a livello musicale e strumentale. Si alternano parti di drum-machine e batteria acustica, synth, piano, campionatori e vocals di vario timbro e di varia origine. Un disco che va ascoltato tantissime volte per poterlo apprezzare appieno, poiché è molto difficile scendere nei dettagli o tanto meno illustrare la struttura di un disco del genere se non si conosce bene la band, se non si ascolta metal estremo da anni o se non si sa apprezzare l' elettronica. Un masterpiece imperdibile per chi avesse il fegato di seguire questa grandissima band, un lavoro che non piacerà ai vecchi fan della band che hanno imparato a memoria i primi due album ed ora vedono un gruppo che cambia totalmente direzione sorprendendo ancora una volta tutti. Un capolavoro che propone al metal estremo nuovi orizzonti da raggiungere e nuove direzioni musicali, artistiche e concettuali verso il quale ci si sta muovendo. Un cammino ancora lungo per la sopravvivenza del metal che porterà ineluttabilmente all' evoluzione che solo i più grandi potranno capire, apprendere e riproporre senza mai essere banali o avere l' unico esecrabile scopo che è quello di riempire le proprie tasche e quelle del proprio produttore e della propria casa discografica. Noi ve lo abbiamo riproposto proprio perché lo riteniamo fondamentale e vi invitiamo a diffonderlo presso la gente in modo da pervertire le persone mostrandole la follia che solo i più grandi geni sono stati in grado di esprimere. (B.E.)
Anno: 2000