CARPATHIAN FOREST - Defending the throne of evil
I conati di Nattefrost ci danno il benvenuto nel nuovo album dei Carpathian Forest. Puro e semplice black metal come solo loro sanno fare. "It's darker than you think" è una song ormai celebre e acclamatissima nei live-show della band. "Skjend hans lik"è cantata in lingua madre ma è ugualmente bellissima. Ho notato subito una maggiore pulizia nei suoni, una produzione superba offerta dalla Season of mist. La band si concentra molto su riffs noisy con un tappeto di tastiere su sfondo che evocano i soliti angeli squartati nel cielo. "Put to sleep like a sick animal!!!" la dice tutta su questo più di "The well of all human tears". Ma ciò che è strano è che quando sono usciti tutti gli altri album, bastavano i primi minuti se non i primi 45 secondi per innamorarsi del disco. Questa volta invece, ho dovuto riascoltare il disco fino ad impare alcuni pezzi a memoria prima di scrivere questo giudizio. Alla fine il male ha trionfato poichè ad ogni ascolto, la voglia di rimettere questo cd nel lettore aumenterà a livello esponenziale di volta in volta. Un album indimenticabile come tutti quanti del passato e del presente dei Carpathian Forest. Ora ci aspettiamo ancora di meglio e vi assicuro che per Nattefrost e soci non sarà facile tener testa alla concorrenza. (B.E.)
CARPATHIAN FOREST - Morbid fascination of death
Dopo il devastante e depressivo "Strange old brew", ecco che tornano i Carpathian Forest con un nuovo disco e una nuova ondata di misantropia, sadismo, brutalità e violenza. Un altro capolavoro da collezionare e mettere in bacheca. Si parte con la marcia "Fever, flames and hell" che contiene un sottofondo che ci porta direttamente alla successiva "Doomed to walk..." che parla di anticristianità e sadomasochismo anche in modo figurativo. La figura del cristiano è vista come una persona appunto masochista, sadica, preda di sé stessa e vittima della propria subdola morale. Si va avanti con la title track e successivamente con "Through self mutilation", molto ottantiana e ispirata a quel sound tipico che caratterizzò Bathory, Celtic Frost, Hellhammer ecc. Sembra di ascoltare un disco uscito nei primi anni '90 ed invece i Carpathian Forest sono tornati ancora una volta per imporsi definitivamente sulle scene e ristabilire il proprio primato di band black metal, quello vero ovviamente e non quello allegro e spensierato di Dimmu Borgir, Marduk o Dark Funeral! Ottimo il remake di "Carpathian Forest", micidiale "Ghoul", cover dei primi MayheM. Non parliamo poi della schizofrenica Nostalgia tratta dal demo della band e riregistrata dallo stesso combo in questo ultimo album. Una band storica, grandiosa, inimitabile, non originale ma sicuramente di grande prestigio, tecnica, carisma e potenza. I CF riescono ad essere sempre precisi ed efficaci sia nelle parti veloci che nelle parti più atmosferiche che io adoro e non smetterò mai di ammirare. Da segnalare la presenza di diversi musicisti come l' ex bassista degli Emperor Tchort, il "Nulun Sugus" choir e il nuovo membro della band Vrangsinn a cui viene dato del figlio di puttana nello stesso bootleg dell' album. Tra breve sarà disponibile un CD con cui la band festeggerà i dieci anni di attività e sarà un nuovo massacro! Spero che continui il dominio di band come questa, Arcturus, Ulver e poi ancora Shining, Winds, Tsjuder e Taake. Il black metal cresce ancora e l' orda barbarica e anticristiana comincia a farsi sentire. Si spera anche che la gente non rovini ancora una volta tutto con la propria ignoranza! (B.E.)
CRAFT - TERROR PROPAGANDA
Prodotto dall' ambiziosa Selbsmord, il disco è un a mio avviso uno dei migliori dischi mai usciti e prodotti negli ultimi anni. Influenzati dai Celtic Frost e dal thrash anni '80, che da sempre costituiscono la base di tutto il metal estremo, questo gruppo dimostra di fare subito sul serio suonando violento e veloce e sempre originale, cosa assai rara di questi tempi. L'ondata di violenza sonora che coinvolge l'ignaro ascoltatore è devastante, micidiale, la stessa che si incontra quando ci si rende conto di avere davanti un capolavoro, perché questo dei Craft è un VERO capolavoro! Grandiose le parti atmosferiche, gelide e depressive come non lo si erano mai sentite prima, diverse anche dalla componente caratteristica di Burzum. La parte finale di "Ablaze" è un vero must che ci introduce alle successive sette tracce. Il resto procede senza intoppi tutto secondo le regole dettate esclusivamente da questo gruppo oserei dire post-black metal, dato che il sottotitolo del disco recita "The second black metal attack"! Nel complesso, non viene meno una vaga componente industrial che è sempre in agguato e costituisce per i maniaci come me un'altra ciliegina sulla torta- Un disco per i pochi che sapranno renderlo un culto e per i soli eletti che sapranno apprezzarlo, gli altri stiano nettamente alla larga da prodotti come questo! Una piccola schiera di gruppi si dirige verso una specie di corrente 'depressive' metal tutta da apprezzare, anche se credo che saranno in pochi a seguirla. Non vorrei sbagliarmi, ma credo che esista anche un altro lavoro della band di cui non conosco il titolo, un vero pezzo da collezione che i maniaci dell' estremo non si dovrebbero mai lasciar sfuggire. Clikka qui per leggere una loro intervista (in inglese). Clikka qui per saperne di più sulla terror propaganda anticrisiana! (B.E.)
DARKTHRONE - Hate them
Un nuovo capitolo che nessun fan dei Dark Throne esiterebbe a comprare a scatola chiusa. Questa è l'essenza di chi suona primitivo! Due personaggi, Fenriz e Nocturno Culto, uniti in un legame unico e vitale dal progetto Dark Throne fin dagli anni '80. Un concept unico e sensazionale fatto di odio, paganesimo, aggressività, negatività e oscurità. Un grande passato non è sufficiente a una band per continuare a farsi strada nel futuro e i Dark Throne continuano a fare del loro meglio nonostante le critiche subite dopo l'uscita degli ultimi dischi. Ultimamente Fenriz e il suo compagno non hanno voglia di suonare tecnici e brutali come una volta, ma credo che cerchino piuttosto di semplificare tutto quanto creando e basandosi su riffs dei semplici che vanno dritti allo scopo. Del resto, credo anche che non avrebbero portato nulla di nuovo neanche a loro stessi se avessero continuato a suonare come in "Transilvanian hunger" o in "Under a funeral moon" e così si comportano da veri artisti, componendo un disco solo quando avvertono l'esigenza di esprimersi e registrando l'intero full-lenght in pochissimo tempo proprio come accadeva negli anni '80. Per questo non dobbiamo stupirci più di tanto se un disco come "Morbid Tales" è stato registrato in soli 6 giorni! La verità è che potremmo stare delle ore a parlare, ma i Dark Throne saranno sempre i Dark Throne e questo disco uscito a 17 anni di distanza dalle prime release della band, ne è la più concreta testimonianza. Le parti vocali somigliano molto alle linee adottate in "Panzerfaust", ma i riffs sono di una linearità e di un'efficacia che solo i Dark Throne avrebbero potuto sviluppare. Ascoltate le prime tre songs, "Rust", "Det Svartner Nå" e "Fucked up and ready to die" e vi renderete subito conto del fatto. Un disco consigliato soprattutto se avete tutti gli altri indimenticabili capitoli della band. (B.E.).